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Fashion impossible!

La sperimentazione continua, ma i nuovi stili non attecchiscono. Qual è il destino della m...
User 15 Mar

Fashion impossible!

La sperimentazione continua, ma i nuovi stili non attecchiscono. Qual è il destino della moda uomo?

User -15 marzo 2010

I flussi culturali post-Sessantotto, fra cui spicca la parificazione dei sessi, hanno rifondato i canoni dell’immagine maschile, che diventa un vero e proprio campo di interesse creativo e commerciale. Il vero "recupero" avviene negli anni ’80. Grazie alle intuizioni di Armani, Versace e di altri "debuttanti", al menswear è stato attribuito lo stesso peso creativo che, da Chanel in poi, la moda francese aveva limitato all’universo della donna. I nuovi codici, assai diversificati, comprendono proposte soft, futuristiche, ma anche provocatorie (ad esempio Gaultier).

Oggi, nonostante quelle trasformazioni sociali, un concetto è chiaro e irreversibile: qualunque indirizzo si segua, il mercato della moda maschile è molto minoritario rispetto all’altro.

Il nodo riguarda lo "stile". Il linguaggio più diffuso, quello legato al classico, si aggiorna progressivamente senza staccarsi mai dai canoni e dalle tipologie della tradizione. Nonostante l’evoluzione di default, che si esercita su aspetti di dettaglio, la moda "di ricerca" segue una strada del tutto parallela e non interferente con l’altra.

Nonostante le voglia di sperimentazione, la moda d’avanguardia rappresenta per l’uomo una sfera realmente alternativa e non ha pressoché mercato. Perfino il pubblico gay, predisposto a codici etero-dossi, è interessato solo in minima parte a stravaganze che contrastano con la "normalità" della vita sociale.

Per la moda di ricerca, qui visualizzata da proposte di vari stilisti per la stagione s/s 2010, lo strumento privilegiato è il puro continuo esercizio formale, che ricade spesso nell’autoreferenzialità.

Qui non si vogliono stabilire delle ricette per vitalizzare un filone assai esclusivo – nel senso che "esclude" – ma non bisogna trascurare lo street e l’urban wear, alimentato dalle culture giovanili e del nomadismo. Il vero salto generazionale, nel settore della moda maschile, deve partire, da un lato, da una maggiore capacità di interpretare le esigenze della vita reale. Dall’altro, da un legame più solido con le logiche del design intersettoriale. La dimensione del kinky e dell’improbabile deve cedere il passo a un ripensamento in funzione della tecnologia, che costituisce l’unica vera variabile dell’innovazione.

 

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