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Presso la Biblioteca di Santa Maria Incoronata, in corso Garibaldi 116 a Milano, si inaugura il 7 aprile prossimo la mostra curata da Anty Pansera con la collaborazione di Mariateresa Chirico.
Nientedimeno/Nothing Less, che resterà aperta dall’8 al 22 aprile, presenta oltre 100 oggetti quasi totalmente fuori produzione realizzati dal 1945 al 2000 e messi a disposizione dai galleristi Daniele Lorenzon e Alessandro Padoan. Le creazioni sono state scelte tra i lavori di designer italiane o da tempo residenti nel nostro Paese, alcune note e già entrate a far parte della storia della cultura del progetto, altre ingiustamente dimenticate.
Ecco i nomi di alcune artiste i cui lavori saranno presentati nel corso dell’esposizione: Joannou Andri, Antonia Astori De Ponti, Gae Aulenti, Liisi Bechman, Cini Boeri, Renata Bonfanti, Antonia Campi, Silvia Capponi, Giorgina Castiglioni, Carla Ceccariglia, Pia Crippa, Anna Deplano, Natalie Du Pasquier, Ignazia Favata, Anna Ferrieri Castelli, Raffaella Crespi, Olga Finzi Baldi, Giuliana Gramigna, Johanna Grawunder, Maria Cristina Hammel, Franca Helg, Clara Istler, Laura Mandelli, Noti Massari, Alda Mercante Casati, Mirta Morigi, Paola Navone, Eleonore Peduzzi Riva, Daniela Puppa, Patrizia Scarzella, Franca Stagi, Carla Venosta, Lella Vignelli, Nanda Vigo, Ornella Vitali Noorda, Gianemilio, Piero e Anna Monti, Luisa e Ico Parisi, Afra e Tobia Scarpa, Studio Del Campo, Studio Elica, Studio Tetrarch.
Il mondo della casa è il privilegiato palcoscenico su cui si sono esercitate quelle progettiste che, provenienti per lo più dalle Facoltà di Architettura, hanno affrontato con intelligenza e grande sensibilità un’articolata serie di “cose” che hanno arredato e attrezzato le nostre case negli ultimi cinquanta anni del secolo scorso e che sono oggi ambiti “oggetti del desiderio”.
Letti, divani, sedute, tavoli e tavolini, lampade da soffitto, da terra, da scrivania, applique. Ma anche più “minuti” complementi d’arredo: in argento, ceramica, vetro e in materia plastica. Un’articolata panoramica di prodotti che hanno qualificato e continuano a qualificare gli ambienti domestici: ed è l’emozione che continuano a suscitare che testimonia come siano oggetti “ben progettati”. Degli evergreen, insomma, dotati dunque di quella particolare valenza che ben definisce un prodotto “giusto”: ben pensato e ben realizzato per rispondere ad esigenze primarie all’interno delle mura domestiche, ma che sappia anche suscitare in noi dei sentimenti di empatia e simpatia.
E che siano disegnati da mani femminili è un tema che non ha mai colpito più di tanto. In questo inizio del secondo decennio del XXI secolo pare giusto far riemergere invece come queste professioniste siano state le antesignane di una schiera di donne che oggi affronta il sempre più ampio territorio del design.
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