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Armature, robots, visioni abitavano l’immaginario creativo di Alexander McQueen, enfant terrible della moda, cui il british fashion deve tantissimo. Lo stilista è scomparso tragicamente lo scorso 11 febbraio e, a quasi un anno dalla sua scomparsa, si ritorna a parlare di lui. Forse non si è mai smesso, visto che dopo la sua morte, le redini della maison sono state prese con grande successo dalla sua stretta collaboratrice Sarah Burton. Ebbene, è stata da poco annunciata l’apertura di nuovi store per la seconda linea McQueen, con prezzi più accessibili. Inevitabile, quindi, ricordare il designer che ha lasciato un'impronta inconfondibile.
Lasciata la scuola a soli 16 anni, inizia da subito a lavorare. Il primo approccio con la moda avviene già attraverso il gotha della sartoria inglese, in Savile Row, collaborando per Gieves & Hawkes. Poi, è la volta dei costumi teatrali Angels&Bermans e, successivamente, si trasferisce a Milano, dove entra nell’ufficio stile di Romeo Gigli. Il ritorno a Londra avviene nei primi anni novanta. Completati gli studi alla prestigiosa Saint Martin’s School of Art, nel 1996 inizia la sua carriera in grande stile, succedendo a John Galliano come direttore creativo di Givenchy.
Suscita ammirazione il coraggio della ricerca stilistica di Alexander McQueen, sin dai suoi esordi, è forse per questo che l’icona del giornalismo di moda inglese Isabella Blow lo prese immediatamente sotto la sua ala protettrice, instaurando con lui un’intima amicizia.
Le sue ispirazioni erano varie e complesse, spaziando da un’estetica gotica al Rinascimento, da Elsa Schiapparelli al cyborg style e dall’arte simbolista di Gustave Moreau all’immagine di una virago fetish. Sono passati alla storia i suoi geniali “escamotage”: dalla sfilata del 1999 in cui la modella con le gambe amputate dal ginocchio in giù, Aimée Mullins, sfilò su protesi di legno intagliato, all'apparizione finale di Shalom Harlow, che, come una bambola semovente, lasciava che dei robots verniciassero il suo abito bianco. Per arrivare all’ologramma dell’amica top model Kate Moss, apparso in sua vece, in quanto impossibilitata a partecipare alla sfilata. Come dimenticare poi la paradossale minaccia di sciopero da parte delle modelle nel 2009, terrorizzate all’idea di sfilare indossando le celebri scarpe Armadillo, eccentriche ed impossibili, create appositamente per la cantante Lady Gaga, regina del pop, famosa anche per lo stile appunto eccentrico ed impossibile.
Definito “Hooligan della moda”, McQueen è stato insignito per ben quattro volte del titolo “stilista inglese dell’anno” (dal 1996 al 2003) e di quello conferito dal consiglio Fashion Designer Awards come “stilista dell’anno” nel 2003.
C.C.
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