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I pastelli a cera

Oggetto culto di grandi e piccini

History -21 novembre 2011

Chi non ricorda il loro odore? Simili alla madeleine proustiana, i colori a cera emanano un profumo così caratteristico da riportarci immediatamente ai nostri primi anni, quando le principali occupazioni erano giocare e disegnare, o meglio scarabocchiare. Piccoli artisti crescono, potremmo dire e il merito è stato di certo di questi speciali colori, contenuti in scatole da otto, con cui mamme e papà dal viso roseo e casette e alberi venivano disegnati da piccole mani, per poi essere mostrati con orgoglio.

All’origine vi erano i carboncini, seguiti dai colori a petrolio e poi giunsero quelli in cui il carboncino veniva sostituito dai pigmenti in vari colori.

I primi pastelli a cera compaiono sul mercato e sui banchi di scuola grazie a Edward Faber, ma nel 1903, quando la Binney and Smith Company, industria produttrice di carboncini, realizza i “Crayola”, la scatola conteneva 8 colori di qualità e non dannosi per bambini. Il nome dato ai colori, che allora costavano un nichelino, fu coniato dalla moglie di uno dei soci cugini, Edwin Binney, e derivava da “craie”, che in francese significava “gesso” e “ola”, che stava per “oleoso”.

Il tipo di matita brevettato da Binney and Smith fu poi adottato dalle altre case produttrici, altrettanto famose, diffondendosi sia sui banchi di scuola, sia fra gli artisti, vista anche la tenuta di un disegno realizzato con questi pastelli a cera.

Anche i nomi dati ai singoli colori sono entrati nella leggenda, come il “Blu Prussiano”, poi cambiato in “Blu di Mezzanotte”, oppure il “Color carne”, modificato in “Pesca”. Tutto ha fatto sì che il mito si diffondesse, tanto che oggi in molti collezionano ancora questi colori e non appena ne aprono una scatola, il profumo li trasporta nel loro passato di piccoli artisti.

C.C.

 

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