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Il ristorante sociale in una cascina urbana

Arredato secondo i principi del recupero e della promozione dei prodotti locali, "un posto a Milano" e' un suggestivo viaggio nel tempo in piena metropoli

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Pubblicato sul Canale Mono il 13 aprile 2012

Nella Milano delle furiose settimane della moda e del design si è troppo facilmente dimenticato che le umili trattorie e le cascine fuori porta, un tempo, erano i luoghi cruciali dell'incontro tra i cittadini; luoghi dove il cibo era collante sociale, e dove si mangiava bene con poco.

Rievocando quello spirito, in un'ottica di responsabilità urbana, è stato inaugurato un luogo di ristorazione che è molto più di un “semplice” ristorante. Fin dal suo nome di battesimo, Un posto a Milano esprime l'intenzione di porsi come centro nevralgico di socializzazione, passando attraverso una cultura positiva e sostenibile del cibo.

Progettato e realizzato dall'associazione culturale esterni, un posto a Milano è uno spazio di cucina/bar democratico, attivo tutto il giorno e collocato all'interno di una location di grande suggestione: la Cascina Cuccagna, vera cascina agricola datata 1695, un tempo periferia milanese e oggi inglobata nella cintura urbana. Tornata a rivivere dopo anni di abbandono, grazie all'iniziativa di recupero di un consorzio di nove associazioni, la Cascina è una dimostrazione esemplare di come a Milano la comunità senta sempre più urgente l'esigenza di contrastare gli effetti negativi dei molti anni di urbanizzazione selvaggia.

In un posto a Milano tutti gli elementi, dal menu al sistema di cottura, dagli interni ai materiali di comunicazione, sono stati progettati nel rispetto dei principi della sostenibilità e del recupero.

L'allestimento degli interni valorizza al massimo la dimensione agricola del luogo: la sala principale, con le sue rifiniture incomplete e la disposizione “sociale” di tavoli e sedie, evoca un immaginario a metà tra una casa colonica e un hangar industriale. L'arredo interno, curato da Luca Mercatelli, è un esempio brillante di design del recupero: un'azienda in chiusura ha ceduto gli ultimi pezzi rimasti, che consistevano nelle sole anime di ferro; i progettisti le hanno ricoperte con piani in multistrato ricoperti di linoleum colorato. Qua e là fanno la loro comparsa anche le mitiche sedie “Milano”, con tanto di cuscini cuciti a mano da artigiani locali; la loro presenza evoca un nostalgico passato da aula scolastica, sebbene si tratti di un classico del design premiato anche con il Compasso d'oro: un tripudio bucolico-retrò lontano anni luce, per deliberata scelta, dai tediosi biancori minimal-chic dei nuovi “food and wine bar” milanesi.

Come in una vera casa, c'è un soggiorno e una sala camino, e tutti gli spazi si aprono verso la cucina, cuore pulsante di tutto la struttura, valorizzata da un suggestivo finestrone che rende visibili all'esterno le attività degli chef; dall'altro lato la cucina si apre su un lungo bancone bar che, come le serate-test di questi giorni stanno dimostrando, tende a diventare il luogo dove si concludono le cene, favorendo la socializzazione anche tra chi non si conosce. La dotazione tecnica della cucina, inoltre, include un impianto a induzione che permette di ridurre i consumi energetici.

All'esterno, tavoli carriola che possono essere spostati seguendo il movimento del sole e sgabelli in legno colorati rendono il giardino un luogo di piacevole sosta, arricchito dalle piante e fiori grazie all'esperienza storica vivaistica dei fratelli Ingegnoli. Il pezzo forte, tuttavia, è una grande tavolata lunga 7,5 m: un'esplosione di convivialità, come si usava un tempo nelle trattorie milanesi.

Particolare attenzione è stata prestata alla promozione e all'impiego di prodotti di aziende agricole locali, selezionate nel segno della trasparenza (sono tutte rintracciabili e pubblicate sui menu e online) e della promozione della filiera corta (la provenienza non supera i 200 km di distanza dal ristorante). Il menu, progettato dallo chef Nicola Cavallaro, è vario e alla portata di tutte le tasche, coerentemente con la natura democratica del luogo; dalla colazione alla cena, vengono privilegiati piatti “sani” e tendenzialmente vegetariani, ideati avvalendosi della consulenza di nutrizionisti e psicologi. In fase di “sperimentazione” libera fino al 22 aprile, un posto a Milano aprirà ufficialmente i battenti il 25 aprile.

V.R.


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