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La bionica

Nell'introduzione a un recente libro di Carla Langella, viene messo a fuoco un concetto che pervade la nostra realtà tecnologica e scientifica: la sostanziale continuità tra natura e artificio, che conduce a situazioni di vero e proprio ibrido

-05 luglio 2010

La bionica nasce come strategia di simulazione della natura allo scopo di produrre innovazione tecnologica. Si occupa non tanto della forma delle parti, quanto piuttosto di comprendere l’interrelazione tra i sistemi, scava la superficie degli oggetti naturali per capire la forma attraverso la struttura interna. L’organismo naturale è assunto come modello tecnico da imitare.

Il limite della bionica classica è l’imitazione della natura come modello essenzialmente statico, cosicché i riferimenti progettuali spaziano tra modelli organici e inorganici: dalla struttura dei cristalli alle ali della libellula, dalla geometria delle bolle di sapone agli alveari delle api. Una interpretazione meccanicista di processi biologici è sottesa dunque all’approccio della bionica, rispecchiando d’altronde il fondamentale determinismo della biologia moderna.

Oggi assistiamo da un lato a un enorme sviluppo delle biotecnologie che stanno spingendo la ricerca verso una “ingegnerizzazione” della vita, dall’altro a un’ingegneria dell’artificiale che progetta sistemi sempre più vicini alle caratteristiche del mondo biologico.

[Carla Langella, Hybrid design. Progettare tra tecnologia e natura, Franco Angeli, Milano 2007, pagg. 15-16]

 

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