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La grafica fa parte del design?

Da uno dei fondamenti letterari del disegno industriale, un confronto tra ieri (il 1963) e il panorama odierno. Un estetologo di primo piano tratteggia dei confini disciplinari e operativi

-26 aprile 2010

La distinzione tra product design e graphic design basata solo sul fatto che il primo sia prevalentemente tridimensionale e il secondo bidimensionale, è troppo semplicistica. Quello che costituisce la stigmata più rilevante del design in genere, è il fatto di essere una progettazione rivolta ad un determinato prodotto, oggetto, operazione, e non soltanto un singolo disegno privo di quelle caratteristiche programmatrici e di strutturazione globale e unitaria proprie del design. Ecco, perché, ritengo che mentre non si dovrà includere nel disegno industriale, il disegno (lo schizzo) di una stoffa stampata, d’una tappezzeria, e in genere d’un motivo “ornamentale” (ossia sovrapposto ad un oggetto), si potrà includere invece ogni progetto destinato ad una complessa operazione grafica, come quello della creazione d’un marchio di fabbrica, d’un logotipo, d’un’immagine coordinata riferita ad una ditta, ad un’impresa; e in genere ogni forma di progettazione che potrà essere bidimensionale o tridimensionale (nel caso dell’imballaggio) anche se questa progettazione sarà essenzialmente di carattere grafico piuttosto che di carattere oggettuale.

 

[Introduzione al disegno industriale, Einaudi, Milano 1963, pag. 43]

 

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